Prof.re Torello Lotti: Quale approccio pratico nei pazienti con vitiligine?

Aggiornato il: 7 giu 2019




La diagnosi della malattia non comporta in genere particolari difficoltà. Meno agevole può risultare la fase iniziale della comunicazione verbale della diagnosi al paziente o, in caso di minori, ai familiari. E' importante dedicare un tempo congruo al colloquio iniziale, per fornire esaurienti spiegazioni clinico-prognostiche, per correggere informazioni errate e per illustrare le diverse possibilità di trattamento. non è infrequente rilevare nella pratica clinica quotidiana riscontri anamnestici di vitiligini apparentemente slatentizzate o peggiorate da eventi stressanti.

Quasi tutti i pazienti, sia pur rassicurati sul decorso benigno e non invalidante della malattia, ritengono comunque la vitiligine un evento inaccettabile, causa di turbative relazionali e di un'insoddisfacente qualità di vita, evidenziando una percettibile riduzione dell'autostima.

Imprescindibile diventa, a questo punto, la qualità del rapporto che si stabilisce, nell'approccio ambulatoriale, tra il paziente e il dermatologo. Difficile rimane invece il rapporto con il paziente "errante", che non accetta la storia naturale della malattia e quindi innesca un giro interminabile di consultazioni, nella speranza di individuare il possessore della bacchetta magica.

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